Ven 18 Mag 2012 |
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Scritto da Salvatore Borsellino e Giovanna Maggiani Chelli
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| |  Gentile Ministro Severino,
Le scriviamo come cittadini preoccupati per la notizia che oggi abbiamo letto sul ritrovamento, nei pressi dell'abitazione del sostituto procuratore Antonino Di Matteo a Palermo, di un attrezzo per aprire i tombini nascosto sotto un vaso di fiori. Sappiamo che sono state prese misure di emergenza sigillando tutti i tombini della zona, ma sappiamo anche che l'allerta per l'incolumità del magistrato è alta.
Purtroppo la storia di questo paese ha visto troppe volte servitori dello Stato lasciati soli e purtroppo quando questo accade, la solitudine diventa sinonimo di morte. Il Dott. Di Matteo è un magistrato attento, onesto e fedele, impegnato in indagini e processi delicatissimi. Noi Le chiediamo di non lasciarlo solo, di attivare tutto ciò che è in Suo potere per salvaguardare la vita del Dott. Di Matteo e della sua famiglia, rafforzando con urgenza le misure di sicurezza. Noi siamo convinti che questo paese non abbia bisogno di altri eroi da commemorare ma di servitori integerrimi di quella Costituzione per la quale troppo sangue è stato già versato.
Movimento Agende Rosse
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
(18 maggio 2012)
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Ven 18 Mag 2012 |
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Scritto da Pippo Giordano
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| |  Come noto le parole del procuratore antimafia Grasso, nel voler assegnare un premio antimafia a Berlusconi, hanno sollevato le indignate proteste delle persone oneste che non credono affatto al percorso di legalità posto in essere dal governo Berlusconi. Il procuratore Grasso avrebbe dovuto ricordarsi, che proprio del governo Berlusconi, facevano parte ministri e sottosegretari in odore di mafia, senza contare altri del suo partito, condannati per mafia.
Quindi, le proteste e la risentita indignazione di Salvatore Borsellino, alle parole di Grasso, che nell'occorso ha anche attaccato la figura istituzionale di Antonio Ingroia, sono legittime e condivisibili. E, sono pienamente d'accordo affinché il procuratore Grasso non si rechi il 19 luglio in via D'Amelio, altrimenti, io per primo, attuerò una silente dimostrazione di dissenso. Insomma, procuratore Grasso per dirla alla palermitana, lei con il plauso indirizzato a Berlusconi “a scafazzò”.
Ma c'è un aspetto che nell'intervista della Zanzara a Grasso che in pochi hanno sottolineato, ovvero la sua valutazione comportamentale di Bernardo Provenzano e per essere esplicito riporto fedelmente: “...e lei pensi che oggi abbiamo difficoltà a far condannare le persone, perché col carcere a vita, che poi mette definitivamente un mafioso in carcere, perché proprio lui nel suo periodo di gestione non faceva commettere omicidio...omicidio eclatante. Per cui fanno condannare solamente per l'associazione per delinquere, fanno un po' di anni in carcere ed escono.....ci sono difficoltà sotto questo profilo sembra e....una strategia ma è così”
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Gio 17 Mag 2012 |
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Scritto da Gianmarco Maggi
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Alla tromba, dal vivo, Martina Dainelli.
Lo spettacolo, ad ingresso gratuito, si inserisce nella serie di eventi programmati in vista del 19° anniversario della strage di via dei Georgofili e si terrà di fronte al monumento dedicato a Nadia e Caterina, le due bambine uccise nella strage insieme ai genitori Angela Fiume e Fabrizio Dainelli e allo studente di architettura Dario Capolicchio.
In caso di pioggia lo spettacolo verrà rappresentato presso il Club Sportivo MCL della Romola.
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Palermo. “Sono circa le 12,30 di mercoledì 21 dicembre quando arrivo alla pasticceria Giolitti in via degli Uffici del Vicario, a due passi da Piazza del Parlamento, dove ho appuntamento per ragioni di lavoro con l’onorevole Aldo Di Biagio di Fli. Entro, ma non lo vedo. La voglia di accendere una sigaretta supera anche il freddo pungente. Esco. Mi siedo a un tavolino e ordino un cappuccino”. E’ il 10 marzo quando la giornalista del Fatto Quotidiano, Sandra Amurri, ricostruisce quanto verbalizzato qualche giorno prima ai magistrati di Palermo che indagano sulla trattativa Stato-mafia.
“Poco dopo – scrive la cronista – vedo arrivare, a passo lento, l’onorevole Calogero Mannino in loden verde, in compagnia di un signore dai capelli bianchi, occhiali, cappotto scuro taglio impermeabile e in mano un libro e dei fogli. Non so chi sia. I due stanno parlando. E continuano a farlo fermandosi in piedi accanto al mio tavolo. Mannino, che mi dà le spalle, dice con tono preoccupato e guardandosi più volte intorno sospettoso: ‘Hai capito, questa volta ci fottono: dobbiamo dare tutti la stessa versione. Spiegalo a De Mita, se lo sentono a Palermo è perché hanno capito. E, quando va, deve dire anche lui la stessa cosa, perché questa volta ci fottono. Quel cretino di Ciancimino figlio ha detto tante cazzate, ma su di noi ha detto la verità. Hai capito? Quello… il padre… di noi sapeva tutto, lo sai no? Questa volta, se non siamo uniti, ci incastrano. Hanno capito tutto. Dobbiamo stare uniti e dare tutti la stessa versione’”. Davanti alla IV Sezione penale la giornalista ha ribadito punto per punto il suo sconcerto nell’aver captato una simile conversazione. L’uomo che parla con Mannino è Giuseppe Gargani, ex democristiano, demitiano, infine berlusconiano. Gargani è un europarlamentare e recentemente è passato all’Udc di Casini. La Amurri ha raccontato al pm Di Matteo di aver annotato quello strano episodio e di averlo contestualizzato solo dopo aver letto le agenzie dello scorso 23 febbraio che battevano la notizia di Calogero Mannino indagato a Palermo all’interno dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia; il reato contestato a Mannino è quello previsto dall’articolo 338 del Codice penale: “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario”, aggravato dall’articolo 7 (cioè dall’intenzione di favorire Cosa Nostra). Ed è a seguito di quei dispacci di agenzia che la giornalista del Fatto Quotidiano ha informato i pm Ingroia e Di Matteo di quella conversazione tra Mannino e Gargani, giorni dopo il suo racconto è stato verbalizzato. In aula la difesa di Mori ha ascoltato impassibile senza porre alcuna obiezione alla teste.
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 Solitamente sono i politici a cercare avvicinamenti con i magistrati, per convenienze di varia natura. Oggi all’udienza del processo a carico del Procuratore generale di Messina Franco Cassata si è appreso, invece, che nel distretto messinese le cose funzionano al contrario. In molti, infatti, sono rimasti a bocca aperta quando uno dei difensori di Cassata, l’avv. Alberto Gullino, ha rivolto una precisa domanda al senatore Beppe Lumia, uno dei due testimoni sentiti oggi. La domanda della difesa Cassata, più o meno, è suonata così, nell’aula del palazzo di giustizia di Reggio Calabria davanti al Giudice di Pace Lucia Spinella: “il dr. Cassata le chiese, attraverso amici comuni, un interessamento per le proprie vicende al Consiglio superiore della magistratura?” Lo stupore del senatore Lumia nel sentire il quesito si è sciolto in un sorriso, con l’ovvia risposta che egli non si era mai prestato a “raccomandare” Cassata al Csm. Tra i presenti ci si è interrogati sul senso della domanda. Ma poi quel difensore ha insistito sul tema, chiedendo conto al senatore Lumia delle ragioni per cui aveva sempre rifiutato gli abboccamenti tentati nel corso del tempo da Cassata. La risposta banale di Lumia è stata che non gli sarebbe parso per nulla coerente da parte sua da un lato rivolgere interrogazioni e denunce sulle malefatte del Procuratore generale di Messina e d’altro canto rendersi disponibile a riservate “diplomazie”. Certo è che la morale della vicenda raccontata al Giudice dal senatore Lumia è quella di un politico che, dopo averne esaminato le gesta, ha sempre tenuto a distanza due magistrati di peso, Antonio Franco Cassata e Olindo Canali, e i loro emissari.
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Gio 17 Mag 2012 |
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Scritto da Giovanna Maggiani Chelli
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| |  A seguito delle comunicazioni del procuratore antimafia di Palermo Dr. Messineo, circa il fatto che una trattativa in definitiva ci fu per le stragi del 1992, crediamo sia arrivato il momento il fare il massimo della chiarezza anche per le stragi del 1993, per quella di via dei Georgofili a Firenze per la quale fra 11 giorni ricorre l’anniversario.
Visto che i passaggi da carcere “duro di 41 bis” a carcere normale per molti mafiosi di spessore e non ci furono dopo le stragi del 1992, anzi proprio nel 1993, a ridosso delle varie stragi di quell’anno, non resta che accertare se responsabilità penali ci furono anche rispetto ai massacri del 1993 da parte di chi ha messo in atto una più che probabile trattativa sia pure a fin di “bene”.
Da tempo ormai chiediamo verità completa, crediamo non sia più il tempo di tacere, perché il Paese non ha bisogno di sapere solo la verità sulla morte di insigni servitori dello Stato come Falcone e Borsellino, ma sicuramente anche su vittime del tutto innocenti e ignare di ciò che stava avvenendo intorno a loro, come i nostri morti di via dei Georgofili, ovvero vittime del tutto sacrificali.
Il Paese può non essere pronto per la verità sul massacro di bambine di 50 giorni di vita, otto anni e ragazzi di venti, ce ne rendiamo perfettamente conto, ma dovrà farsi forza e coraggio e affrontarla quella verità, così come noi abbiamo dovuto affrontare con coraggio la perdita dei nostri cari.
Chi sa parli, perché a conoscerla quella verità sono in troppi ormai, ed è perfettamente inutile darsi arie da esperti in materia, con ammiccamenti vari e poi tenere i segreti per sè perché fa tanto comodo al sistema e al quieto vivere.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
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