Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla.
Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare. Paolo Borsellino
Non erano passate nemmeno due settimane dalle bombe di Roma e Milano del 27 luglio 1993 che ai massimi vertici dell’Antimafia era già scattato l’allarme. «Togliere il 41bis ai mafiosi significa intavolare una tacita trattativa». Nonostante questo, invece, dal carcere duro nel novembre dello stesso anno sarebbero usciti quasi 400 “uomini d’onore”. E tutto nel massimo silenzio. Tacitamente, appunto. «Esame analitico delle stragi - recita l’intestazione - Valutazione e ipotesi investigative». Sono 24 pagine firmate dall’allora capo della Dia Gianni De Gennaro, un’analisi che parte dalle stragi del 1992 e arriva a ridosso della decisione dell’allora ministro della Giustizia Giovanni Conso di non rinnovare il carcere duro a centinaia di mafiosi. «È chiaro - si legge a pagina 14 - che l’eventuale revoca anche solo parziale dei... Leggi tutto...
Il fratello del giudice ucciso nel '92 al Qoelet di Bergamo con Pippo Giordano, ex ispettore Dia di Palermo: "Paolo credeva nei giovani, il suo ultimo pensiero era per loro".
Di fronte all’ennesima oscenità compiuta dal Csm attraverso la presa di posizione della Prima Commissione nei confronti di Antonio Ingroia non posso che constatare una vera e propria perseveranza diabolica nel commettere “errori” da parte di questo Organo istituzionale. Con il termine “errori” mi riferisco a gravissimi atti posti in essere nel passato quanto nel presente nei confronti di quei magistrati dediti unicamente ad onorare la Costituzione della Repubblica, al di fuori di qualsivoglia commistione con il potere politico. La storia del Csm è costellata di luci, ombre e devastanti sbagli compiuti a volte in buona fede, ma soprattutto in mala fede. E’ sempre viva nei miei ricordi la lenta morte di Giovanni Falcone iniziata nel 1988 per colpa delle decisioni infauste di un Csm volutamente ostile alla sua nomina di Consigliere all’Ufficio Istruzione. Così come ricordo bene il grido che lo stesso Paolo Borsellino lanciò alla Biblioteca Comunale dopo la strage di Capaci. “Ho letto giorni fa – disse quella sera di giugno – un’affermazione di Antonino Caponnetto secondo cui Giovanni Falcone cominciò a morire nel gennaio del 1988. Io condivido questa affermazione di Caponnetto. (...) Oggi che tutti ci rendiamo conto di quale è stata la statura di quest'uomo, ripercorrendo queste vicende della sua vita professionale, ci accorgiamo come in effetti il paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il 1° gennaio del 1988, se non forse l'anno prima,
Non contro la disoccupazione. Non contro l’evasione fiscale. Non contro la corruzione. L’unica vera guerra combattuta dal governo negli ultimi anni è stata quella contro la magistratura. In essa ha finito per trovarsi come bersaglio fisso – unicamente a causa del suo rigore – un collega che stimo e ho potuto apprezzare “sul campo”. Si tratta di Antonio Ingroia, contro il quale – del tutto pretestuosamente – sono state persino scagliate accuse di “cospirazione politico giudiziaria” e “calunnia di stato”, assieme alla assurda, ma screditante richiesta, di “tirar fuori l’art. 289 del codice pena-le” (attentato a organi costituzionali!) con il simpatico corollario di una decina d’anni di galera come possibile conseguenza.
Stante questo scenario, confesso che mi ha colpito la notizia di ieri che la competente commissione del Csm ha proposto (dovrà poi decidere il plenum) di qualificare come inopportuno un intervento sui temi della giustizia svolto da Ingroia in occasione del congresso di un partito politico nel quale il magistrato si definì “partigiano della Costituzione”. Inopportuno, ma non sanzionabile e perciò da archiviare, sia pure non del tutto: essendo stato richiesto l’invio degli atti ad altra commissione, quella che si occupa delle valutazioni sulla professionalità dei magistrati.
Scritto da Francesco Tarantino Giuseppe Culcasi Davide Ruggirello
Trapani 5 gennaio 2012. E’ una giornata di vento a Trapani ed al Cantiere Navale di Trapani è ancora più forte, il silenzio degli operai,il silenzio di un cantiere di 70.000 mq, senza rumore, l’aria che si respira non viene spazzata neanche da quel vento forte. Ci siamo recati lì noi di Studio54, per un intervento dell’europarlamentare Rita Borsellino e del fratello Dott. Salvatore Borsellino , in merito ai licenziamenti degli operai del CNT di Trapani. Su una petroliera occupata dai lavoratori abbiamo svolto la nostra intervista , concessaci con un sorriso un cenno di approvazione come amici , con umiltà. Questa intervista nasce così , semplicemente , nessuno di noi è del mestiere ma ci fingiamo giornalisti, ci fingiamo intervistatori d’assalto, fotoreporter e tutto ciò che serve al caso ma su una cosa non mentiamo per tutta l’intervista siamo onesti, siamo curiosi su quello che è stato Paolo Borsellino come uomo e che sarà come ricordo e il trasporto dei due intervistati ci riempie di orgoglio e ci fa sentire fieri di essere siciliani e italiani. Perché? Semplice perché Paolo Borsellino era entrambe le cose.
Dal 1992 anno della morte di Paolo Borsellino come vedete l’impegno dello Stato e della comune coscienza civile alla lotta alla mafia?
26 gennaio 2012. I pm di Palermo che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia hanno sentito ieri a Roma, l’ex segretario della Democrazia Cristiana Arnaldo Forlani. Al politico i magistrati hanno chiesto chiarimenti sulla sostituzione, decisa improvvisamente alla vigilia del rimpasto di governo dopo la strage di Capaci, del ministro dell’Interno dell’epoca Vincenzo Scotti. Scotti, a cui era stata garantita la permanenza al Viminale, venne incaricato di dirigere il dicastero degli Esteri, mentre al suo posto all’Interno venne nominato Nicola Mancino. Forlani, come l’ex presidente dc Ciriaco De Mita, sentito le scorse settimane, ha ricondotto a ragioni politiche la sostituzione di Scotti. L’ avvicendamento sarebbe stato poco chiaro allo stesso Scotti, che la settimana scorsa ha deposto al processo per favoreggiamento alla mafia al generale dei carabinieri Mario Mori. Per la Procura dietro la sostituzione potrebbe esserci stata la necessità di togliere la guida del Viminale a un personaggio che, con misure come il carcere duro, aveva lanciato segnali duri alla criminalità organizzata. E che tra l’altro aveva preannunciato la stagione delle stragi da parte di Cosa nostra.
Auspichiamo davvero che la Commissione parlamentare antimafia presieduta dal senatore Pisanu porti un contributo alle indagini sui concorrenti della mafia nelle stragi del 1993, ma ci permettiamo esprimere tutti i nostri dubbi.
Noi comunque della eventuale responsabilità politica non ci accontenteremmo, perché è la verità giudiziaria che vogliamo.
Del resto sarebbe la prima volta nella storia delle stragi d’Italia che si raggiunge una verità politica in una commissione parlamentare, fino ad oggi ogni schieramento politico è rimasto della propria idea che la strage in questione in quel momento l’avevano fatta gli altri.
In commissione parlamentare tutto converge al centro di un tavolo al quale stanno sedute tutte le realtà politiche del Paese e ognuna di loro spinge solo verso la propria innocenza.
Nelle stragi del 1993 innocenza non c’è stata da parte di nessuno e la verità politica sarebbe come sempre solo motivo di scontro.
Spazio ai Magistrati liberi e indipendenti
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
Pisanu: "Dobbiamo arrivare a verità politica su stragi del '92-'93
25 gennaio 2012 Roma. «Dobbiamo cercare una verità politica dei fatti e capire le cause che resero possibili le stragi di mafia, per evitare che simili tragici eventi si ripetano». Così il presidente della commissione Antimafia, Giuseppe Pisanu nell'assemblea di oggi, in merito alle stragi di mafia del '92-'93.